IL POLLO FANTASMA E LE PROSTITUTE SCIAMPISTE
Era una domenica mattina qualsiasi, di quelle in cui il cielo sembra essersi dimenticato di che colore dovrebbe essere, e un gruppetto di tre amici — gli amici nelle storie sono sempre tre, mai quattro né due, perché il tre da effettivamente un tono alla storia — decise di fare una gita al lago.
Dei tre amici, in realtà, non ci frega mica. Il protagonista, anzi. i protagonisti di questa storia sono ben altri. Il lago non era un lago normale. Sulle sue acque, immobili come marmellata scaduta, galleggiava un’ombra piumata: il Pollo fantasma. Aveva le ossa trasparenti e le ali che sfarfallavano come tende di plastica. Non era un pollo fantasma qualunque, ma l’anima smarrita di un cappone di osteria morto durante una partita a briscola. Quando si accorse dei tre, aprì il becco e cominciò a recitare in piemontese, con la gravità di un attore tragico:
“A l’é mai tròp tard për murì, ma a l’é sempe tròp tost për capì. Tre son ij numer dël destin… e ij tacun, quand i manca, fan piò rumòur che na vita intera.”
Gli amici erano divisi tra l’ilarità e il terrore. Non capita tutti i giorni di vedere un pollo etereo che fa il teatrante in dialetto. Si guardarono: non capivano bene, ma sentivano che quella frase era al tempo stesso importante e inutile.
Sulla riva, quasi a interrompere il momento e a rubare la scena la pollo attore, si aggirava un gruppo di prostitute. Portavano scarpe malconce e grembiuli macchiati di mousse per capelli. Un tempo, infatti, erano state sciampiste: donne che sapevano domare criniere ribelli con schiume e bigodini, prima che la moda dei capelli lisci e tristi le mandasse in rovina.
Ora, mentre aspettavano clienti inesistenti, si scambiavano consigli di tinture e phon come reliquie di un’epoca perduta.
Una di loro, detta “La Permanente”, alzò lo sguardo verso il pollo fantasma e domandò:
— Gran attore piumato, dicci: qual è il segreto del lago?
Il pollo si gonfiò come un soufflé spettrale e declamò, sempre in piemontese:
“Sota l’onda, a-i é na porta. A l’ha la forma d’un tre. Chi la passa, a perde la memoria… ma a guadagna na piega eterna!”
Le prostitute ridacchiarono complici, piegando l’indice nell’aria come a spruzzare un flacone di lacca spray invisibile. I tre amici si grattarono la testa. E proprio allora, dalle acque, uscì un portale enorme, a forma di numero 3, costruito con schiuma da barba e capelli cotonati
“La Permanente”, vi si buttò dentro senza esitare.
Un istante dopo, dal portale non uscì lei, ma un casco da parrucchiera anni ’60, con quelle plastiche lucide e gli inserti in acciaio cromato che facevano tanto moderno. Il casco si mise a girare e a ridere come una centrifuga indemoniata.
Il pollo fantasma sospirò, sempre in piemontese:
“La vita a l’é mach na sciampà… prima t’ha la schiuma, dopo resti s-ciompa.”
E con un colpo d’ala evanescente, si dissolse.
Le prostitute sciampiste ripresero a concentrarsi sugli sparuti clienti, cercando di attirarli con un improbabile accento romano:
— ‘A belli capelli, viè da la piemontese tua che te faccio diventà bbiondo!
Il lago tornò immobile, ma nell’aria rimase un odore strano: una miscela di lacca, piume bruciate e malinconia.
P.S: il casco vintage lo trovate su Ebay a trenta euro. Un affare

Fin da bambino mi hanno sempre ripetuto: “Parla come magni”. E io questo consiglio l’ho seguito, alla lettera. Talmente alla lettera che ho cominciato anche a scrivere come “magno”.
Così sono nate “Le Poesie Der Sandrone”


