TOP CAN, ANATOMIA DI UN DISASTRO PATINATO

top can un disastro patinato

Ci sono film che lasciano il segno. E poi c’è Top Gun, che lascia soltanto un alone di sudore artificiale e una scia di stereotipi, come un deodorante da supermercato dopo il passaggio di un’adolescente in crisi d’identità. Top Gun è un disastro patinato.
Definirlo “film” è già un atto di generosità: si tratta piuttosto di un lunghissimo spot pubblicitario dell’aeronautica americana, infiocchettato con canzoni pop, muscoli lucidi e battutine da scuola media.

Top Gun non è semplicemente un film brutto.
È un monumento all’inconsistenza, una celebrazione del superficiale, un tributo solenne alla cultura dell’apparenza elevata ad arte poverissima.
Sopravvissuto agli anni ’80 come un fossile pop, Top Gun ci mostra quanto in basso può scendere il cinema, se lasciato nelle mani di chi crede che quattro motociclette, sei Ray-Ban e una compilation da palestra siano una sceneggiatura.

Trama: O il nulla cosmico elevato a bandiera

C’è qualcosa di tragicamente poetico nella trama di Top Gun: un vuoto narrativo così perfetto da sembrare studiato a tavolino.
La “storia” è semplice — e per semplice intendo che potrebbe essere raccontata da un bambino di cinque anni senza perdere alcun dettaglio importante:

  • Maverick è un giovane pilota ribelle.
  • Entra nella scuola d’élite “Top Gun” per diventare il migliore dei migliori.
  • Fa il figo.
  • Mette incinta il proprio ego.
  • Un amico (Goose) muore.
  • Maverick si rattrista, si riprende magicamente e torna a volare.

Fine.
Nessun arco di trasformazione credibile, nessuna vera sfida interna.
Il “conflitto” principale non è una guerra, non è la responsabilità morale dell’uso delle armi. È la crisi d’identità di un bambino viziato con la licenza di pilotare jet da combattimento come se fossero macchinine telecomandate.

Persino il momento più tragico — la morte di Goose — è trattato come un inconveniente da cui riprendersi con una doccia calda e una nuova canzone motivazionale.
Nessuna analisi della colpa, del trauma, del peso di essere in guerra. Solo una gran voglia di risalire in sella, preferibilmente a torso nudo.

sguardo pronto e attento

Personaggi: Scatole vuote con occhiali da sole

I personaggi di Top Gun sono così piatti che se li lanciassi contro un muro, scivolerebbero senza lasciare segno.
Vediamoli uno per uno, questi capolavori di stereotipo e superficialità.

  • Maverick (Tom Cruise)
    Un concentrato di arroganza, presunzione e testosterone spray. Si atteggia a eroe maledetto, ma più che un tormentato soul sembra un bambino capriccioso a cui hanno vietato la Playstation. Il suo “conflitto interno” consiste principalmente nel decidere se guidare la moto a 100 o a 120 all’ora.
  • Goose (Anthony Edwards)
    L’amico spalla. Esiste solo per:
    • Fare battutine stupide.
    • Essere felice a sproposito.
    • Morire tragicamente per dare a Maverick l’illusione di una crescita personale.
  • Iceman (Val Kilmer)
    Il “rivale freddo e calcolatore”, che tuttavia sembra sempre a un passo dal proporsi per una pubblicità di rasoi o deodoranti “per uomini veri”. La sua “profondità” si misura nell’inclinazione delle sopracciglia.
  • Charlie (Kelly McGillis)
    L’istruttrice che dovrebbe rappresentare l’intelligenza e l’indipendenza femminile… e che invece finisce a flirtare con Maverick dopo 3,4 battute insulse e una serenata da vergognarsi per delega.

E il resto della compagnia?
Sono praticamente fondali animati: ragazzi palestrati e urlanti, che si comportano come bambini iperattivi all’asilo dopo aver sniffato Nutella.

Regia: Quando il videoclip incontra il catalogo Avon

Tony Scott firma qui la sua opera più patinata, il suo manifesto dell’estetica sopra ogni altra cosa.
La regia è un’ininterrotta orgia visiva di:

  • Luci al tramonto,
  • Sudore coreografato,
  • Inquadrature in slow motion totalmente gratuite.

Ogni scena sembra costruita non per raccontare qualcosa, ma per venderti un’idea: l’idea che basti essere fighi per essere importanti.
In particolare:

  • Le scene di volo: Sono una massa indistinta di jet che girano in cerchio, riprese da angolazioni ripetitive, confuse e spesso completamente prive di senso geografico o tattico. Non si capisce mai realmente chi stia facendo cosa, contro chi, e perché.
  • Le scene “romantiche”: La famosa scena d’amore tra Maverick e Charlie è girata come un incrocio tra un video porno soft anni ’80 e una pubblicità dei lubrificanti auto.
    Blu elettrico, ombre giganti, labbra che si sfiorano al rallentatore… e il tutto condito da una sensualità talmente posticcia che il pubblico avrebbe preferito, onestamente, guardare un tutorial su come cambiare una gomma.
  • La partita a pallavolo: Uno dei momenti più citati… per motivi sbagliati. Non un tributo alla cameratismo, ma una celebrazione involontaria del narcisismo fisico, più vicino al catalogo estivo Abercrombie & Fitch che a una scena di addestramento militare.
top gun e la pallavolo sudata

La Propaganda: Aeronautica USA come colonia estiva

Diciamolo senza giri di parole: Top Gun non è un film, è uno spot di reclutamento lungo 110 minuti.
La guerra è ridotta a:

  • Un videogioco colorato.
  • Un’occasione per fare i fighi davanti agli amici.
  • Un modo di rimorchiare.

Non c’è traccia della minima consapevolezza politica o etica: nessuna domanda sul senso della missione, sul costo umano della guerra, sulla responsabilità dei piloti.
L’avversario è senza volto, senza storia, senza umanità: un bersaglio mobile perfetto per soddisfare il complesso d’inferiorità di un gruppo di ragazzini cresciuti a testosterone sintetico e ideologia pop patriottica.

E naturalmente, il tutto condito da una morale da cartolina: “Se credi abbastanza in te stesso, anche tu potrai distruggere il nemico e volare via verso il tramonto”.

top gun litiga

Estetica vs Sostanza: Una battaglia persa in partenza

La verità è che Top Gun non ha mai davvero cercato di essere un “film” nel senso classico.
Non voleva raccontare una storia.
Non voleva indagare i personaggi.
Non voleva nemmeno intrattenere nel modo più onesto.

Top Gun voleva essere una fantasia a occhi aperti per adolescenti emotivamente immaturi: un mondo dove le moto sono più importanti dei libri, le regole sono fatte per essere ignorate, e il massimo del dolore emotivo è una canzone malinconica sparata in cuffia mentre si osserva l’orizzonte.

E sotto sotto, forse è anche giusto così: Top Gun è l’antesignano perfetto della società dell’immagine che stava nascendo negli anni ’80 e che oggi domina il mondo.
Una società dove non importa essere: basta apparire.

top gun un disastro patinato

Top Gun o il Nulla Spettacolarizzato

In definitiva, Top Gun è l’incarnazione suprema dell’estetica che schiaccia il contenuto, del mito che si mangia la realtà, dell’ego che trionfa sulla responsabilità.

Se ti piace:

  • Guardare uomini sudati che giocano a pallavolo come figurine animate;
  • Seguire storie che fanno sembrare Shakespeare un autore per bambini;
  • Essere bombardato da slogan militari impacchettati in immagini patinate;

… allora Top Gun è il tuo film.
Altrimenti, puoi serenamente archiviarlo sotto la voce:
“Cose che facevano furore negli anni ’80 e oggi suscitano solo imbarazzo.”

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